gennaio 26, 2013

Recensione: Un giorno questo dolore ti sarà utile

Buon pomeriggio followers e non!
Ritorno con una recensione di un romanzo che mi ha conquistato inizialmente, ma che in fine mi ha lasciato con un amaro in bocca che si fa sentire tutt'ora, per quanto forte ed intenso. Non oso dirvi nient'altro, altrimenti racchiuderei tutto qui.

Autore: Peter Cameron

Titolo: Un giorno questo dolore ti sarà utile

Editore: Adelphi

Collana: Fabula

Pubblicazione: 2007, Maggio 9

Readership: Young Adult

Genere: romanzo di formazione, contemporaneo

Rating: ★★



James ha 18 anni e vive a New York. Finita la scuola, lavoricchia nella galleria d'arte della madre, dove non entra mai nessuno: sarebbe arduo, d'altra parte, suscitare clamore intorno a opere di tendenza come le pattumiere dell'artista giapponese che vuole restare Senza Nome. Per ingannare il tempo, e nella speranza di trovare un'alternativa all'università ("Ho passato tutta la vita con i miei coetanei e non mi piacciono granché"), James cerca in rete una casa nel Midwest dove coltivare in pace le sue attività preferite - la lettura e la solitudine -, ma per sua fortuna gli incauti agenti immobiliari gli riveleranno alcuni allarmanti inconvenienti della vita di provincia. Finché un giorno James entra in una chat di cuori solitari e, sotto falso nome, propone a John, il gestore della galleria che ne è un utente compulsivo, un appuntamento al buio...

Recensione

Sono molti i romanzi che mi tengono incollata alle proprie pagine per moltissimo tempo, essendo una lettrice accanita, ma Un giorno questo dolore ti sarà utile è uno di questi, però con delle caratteristiche molto particolari rispetto a tutti gli altri romanzi. L'autore è riuscito a creare una struttura davvero eccezionale per questo libro molto sofisticato e piuttosto 'filosofico', denso e realistico, raffinando e levigandone i lati, ma non curando molto la parte più importante ed essenziale: il fulcro.

Il protagonista principale, nonché narratore, James Sveck, un diciottenne non molto nella norma, ma con un intelletto elevato ed una mente futuristica, per così dire, e dei concetti propri ed immutabili.
Dovrebbe scegliere per il suo futuro, uscire con gli amici e divertirsi, innamorarsi una ragazza con cui passare il tempo e fare l'amore, ma le sue uniche occupazioni sono poche: lavorare alla galleria d'arte della madre, un luogo alquanto deserto e noioso; chiacchierare con la sua dolce nonna, che reputa la persona più interessante della sua vita; perdersi tra le pagine di un buon libro ed assaporarne la consistenza; stare tra sé e sé pensando, riflettendo e ragionando con se stesso sulle cose più assurde della vita che, egli stesso, reputa, col sorriso stampato sulle labbra, come una specie di gioco. La sua vita è basata sulle piccole cose che lo fanno stare bene e non osa andare avanti, varcare altri confini ed ampliare la mente. Compie gesti ed azioni stupide, ma si reputa più maturo dei suoi coetanei che snobba con semplice e puro ribrezzo. Non accetta la realtà in cui vive e cerca, nella sua mente, di cambiarla. E' una di quelle solite persone che vorrebbero fare la differenza ma che, semplicemente, non hanno il coraggio giusto per farlo.
Desidera solo un'esistenza tranquilla basata solo sulle cose che più gli piacciono e in assoluta solitudine. Vuol'essere lasciato in pace con il suo io interiore a discutere il bene e il male, l'essere e l'apparire, il pensare e il parlare.
Personalmente credevo di essermi imbattuta in una lettura completamente nuova, originale e da-ricordare, filosofica, interiore e d'impatto. Ma tutto ciò non è successo, perché l'autore si è cimentato nella stesura di un romanzo che scorre ma non cambia, che parla molto ma non lascia nulla di significativo, importante. Dirvelo è un mio dovere, ma anche un dolore: mi aspettavo non molto, ma almeno qualcosa in più, da questo romanzo che mi ha lasciata spiazzata e, come ho detto prima, con un amaro in bocca intenso e che non vuole andar via. Ma andiamo con ordine.
Per quanto riguarda lo stile dell'autore posso dire che non è uno dei più scorrevoli e limpidi in assoluto, perché implica concentrazione ed impegno nel carpire tutto ciò che Cameron ci vuole dire e tutto ciò che vuole che leggiamo in forma allegorica e tutto ciò che vuole farci interpretare come una sorta di morale vitale. Posso dire che è uno stile più chiuso, perché è difficile da comprendere, e sicuramente unico, perché rimane impresso per le sue caratteristiche.
Un giorno questo dolore ti sarà utile descrive certamente la confusione che un'adolescente passa durante i suoi anni-di-scelta e solo chi ci è passato o chi ci sta passando può capire a fondo. James invece è un punto di vista che si fa sentire, predominando il romanzo al 110% non solo perché ne è il protagonista, ma perché tutte le attenzioni dei lettori sono rivolte verso di lui e verso i suoi pensieri, che sono l'essenza del romanzo in questione. Assistiamo, in modo molto simile a degli spettatori comuni, all'intreccio dei suoi caotici pensieri i quali non sono altro che delle tragiche incongruenze con la realtà che vive; assistiamo alla riconoscenza dei propri errori e ci stupiamo nel momento in cui il protagonista non fa nulla per cambiarsi almeno un po'. Noi lettori ci aspettiamo continuamente una sorta di cambiamento radicale, una situazione che capovolge tutto, una stabilità che crolla a pezzi.. ma Peter Cameron non fa nulla di tutto ciò.
L'autore, è chiaro, ci ha voluto scrivere di una storia leggera e scontata. I temi principali erano forti e ci si poteva lavorare molto bene, realizzando un romanzo che avrebbe potuto lasciare il segno. La paura delle diversità, la difficoltà della comunicazione tra persone e l'incapacità di scegliere potranno anche essere banali ma se, trattati bene, certamente d'impatto.
Ma una storia narrata da un punto di vista di forte prevalenza mette in ombra la storia stessa, ed è stato proprio questo che ha sminuito questo romanzo con un potenziale impressionabile.

9 commenti:

  1. Parlano tutti molto bene di questo romanzo. Di Cameron ho letto Coral Glynn e mi è piaciuto.

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    1. Il punto è che non mi ha lasciato nulla di tutto ciò che mi sarei aspettata; si presentava come un romanzo ricco di perle, ma c'ho trovato solo un paio di citazioni carine.
      Non è stato poi tanto male solo grazie al protagonista, James :))

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  2. le tue recensioni mi fanno sempre venir voglia di leggere i romanzi di cui parli, bene o male, indipendentemente da tutto.
    sei troppo brava, looove :**

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    1. Ma quanto sei carina? Mi fai arrossire ♥

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  3. A me hanno sempre detto di leggere questo romanzo perchè è stupendo, però non mi ha mai ispirato e non credo che lo amerei più di tanto -ora ne sono ancora più convinta. Cmq recensione meravigliosa, davvero[:

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    1. Ti posso assicurare che è comunque una lettura molto rilassante e che occupa un po' di tempo. Molto probabilmente è un romanzo con una morale dietro ma non ha un'evoluzione, un qualcosa che possa farci appassionare e possa rendere la storia più avvincente e coinvolgente. Alla fine dovrai decidere tu se leggerlo o meno!
      Grazie En :*

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  4. Ho sentito il tuo stesso stordimento, a fine libro. Anzi, smarrimento...
    Storia interessante, ma priva di approfondimenti veri e propri, ho apprezzato che non ci fossero quei colpacci di scena troppo scontati che infilano un po' ovunque, ma non per questo è un capolavoro.
    Mi fa arrabbiare che avrebbe potuto essere tanto di più, che se ne senti parlare pare di avere a mano un capolavoro, citano l'11 settembre come se questo possa avere un senso, e invece è solo un espediente narrativo che serve a collocare, inutilmente, la storia all'interno di una realtà che tutti conosciamo. Perché abbia un senso, citare un fatto di cronaca, bisogna anche che influisca seriamente sulla vita dei protagonisti, e non solo perché viene detto che il ragazzo frequentava una scuola adiacente al World Trade Center.
    Per citarlo così a muzzo, bastava lasciare anche solo le indicazioni temporali a capo di ogni capitolo, no?
    Vabbè, queste e altre osservazioni... ma, a fin dei conti, niente di particolare.

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  5. Ciao! Ho appena finito di leggere il libro e ne sono rimasta così spiazzata che ho dovuto cercare qualcuno che lo avesse letto a sua volta! Concordo con te, il libro sfiora tante cose ma non va a fondo delle questioni, tanto che alla fine ti domandi se c'era effettivamente un messaggio da inviare. Quando ho letto che si trattava di un romanzo di formazione sono rimasta ancora più confusa perché, come dici giustamente tu, James non si forma, non cresce. In realtà sembra solo che ci troviamo all'inizio di un viaggio di analisi interiore di cui però non vedremo mai la fine. Speravo in qualche salto temporale nell'ultimo capitolo che chiudesse il cerchio ma così non è stato. Nulla porta a nulla. Sembra quasi un esercizio di stile più che una storia. E mi dispiace, perché poteva dare molto di più. Grazie per la bella recensione! Mi ha davvero ispirata!

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  6. Ciao! Ho appena finito di leggere il libro e ne sono rimasta così spiazzata che ho dovuto cercare qualcuno che lo avesse letto a sua volta! Concordo con te, il libro sfiora tante cose ma non va a fondo delle questioni, tanto che alla fine ti domandi se c'era effettivamente un messaggio da inviare. Quando ho letto che si trattava di un romanzo di formazione sono rimasta ancora più confusa perché, come dici giustamente tu, James non si forma, non cresce. In realtà sembra solo che ci troviamo all'inizio di un viaggio di analisi interiore di cui però non vedremo mai la fine. Speravo in qualche salto temporale nell'ultimo capitolo che chiudesse il cerchio ma così non è stato. Nulla porta a nulla. Sembra quasi un esercizio di stile più che una storia. E mi dispiace, perché poteva dare molto di più. Grazie per la bella recensione! Mi ha davvero ispirata!

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